"there will come a time gigantic
waves will crush the junk that i have saved"

Questo Zardetto, che preso da solo io l’ho poi stimato, mi dava i consigli per farmi stare al mondo tranquillo. Diceva: “Ognuno ha un destino, che è la sua vocazione.” Io dicevo che ho la vocazione dei tetti, è lui diceva che questo non è ammesso e che non vuol dir niente, e che questo si fa negli intervalli del proprio destino; lui ad esempio andava in bicicletta, ma negli intervalli del destino che aveva.
Questa vocazione io volevo capirla, e glielo chiedevo come uno la sente, ma anche lui diceva che non era chiara a nessuno.
“La vocazione - anche diceva - ti viene a cercare.”
“Ma io ce l’ho per i tetti, per stare sui tetti”, io sempre gli dichiaravo.
 ”No, - diceva - sui tetti nessuno ha il proprio destino; a meno che tu abbia il destino del muratore o del lattoniere per le grondaie o per aggiustare le antenne.” E diceva: “Tu devi capire meglio qual’è il tuo destino.”
Ma a dire la verità in questa epoca io mi chiedevo se ci sono gli uomini al mondo, e ne ho parlato col macellaio, e diceva che per lui gli uomini ci sono, e non è neanche un problema.
Io andavo da lui e gli dicevo: “oggi ho visto la gente e mi sembrava normale di fuori, ma anche tutta maligna, come se non fosse quella che era.” E chiedevo:  “ma questi fanno tutti davvero?”
E per spiegargli dicevo che ognuno mi sembra come un attore; e lo vedo che il vestito non è quello suo ma forse gliel’hanno stirato o anche tutto un po’ invecchiato e sgualcito, perchè sia quello che deve sembrare. E sulla faccia ci vedevo dei segni, delle piccole rughe, o dei brufoli, o delle occhiaie più scure, che erano state aggiunte perchè tutto fosse come davvero.
Potevo guardare uno e mi dicevo che forse aveva una superficie di ceralacca o di cera, e si capiva l’imitazione perfetta e anche indubbiamente ammirevole.
E andava questa gente nei loro caffè o faceva l’affacendata che ha fretta e non ha tempo di starsi a beare.
E lui diceva che è esattamente così, che la gente va a fare quel che deve fare e che stare al mondo è circa fare così.
Allora gli ho detto più di una volta che era vero e non potevo dir nulla. Che la gente proprio sembrava che ci fosse così come era, con i loro mestieri e la faccia che aveva. Ma non ero sicuro, e gli dicevo così: “non sono sicuro, non sono sicuro di niente.”

da “Il poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni

  1. ladisastronauta posted this